“I diritti sono davvero per tutt*?”
Siamo tuttə diversə, eppure, nel profondo, siamo anche tuttə uguali.
Sogniamo, speriamo, amiamo. Ma quando si parla di diritti… sono davvero uguali per tuttə?
L’Equipe Migrazioni Forzate non solo accompagna chi arriva da lontano nel proprio percorso di integrazione, ma si impegna anche nella partecipazione a tavoli di confronto e nella realizzazione di eventi e attività educative per vedere con occhi nuovi.
Negli ultimi mesi, l’équipe ha portato il tema della migrazione nelle scuole. A Rovereto e Tione, ha incontrato classi di giovani proponendo un’attività potente e coinvolgente: un gioco di ruolo nato da esperienze reali. Un’esperienza immersiva, capace di far toccare con mano le difficoltà, spesso invisibili, che molte persone migranti affrontano ogni giorno.

Attraverso il gioco, ragazze e ragazzi si sono ritrovatə a vestire panni diversi dai propri. A sentire sulla pelle cosa significa non avere le stesse opportunità di chi è a fianco a te, e a rendersi conto che, a volte, quello che sembra un semplice dettaglio è di più: il tuo passaporto.
Sei nigeriano, hai 18 anni e vuoi aprire un conto alle Poste, uno dei più accessibili ed economici. Allo sportello ti dicono di no. Non puoi. Poste Italiane nega questa possibilità ai cittadinə nigeriani, appellandosi alla normativa antiriciclaggio. Ma la legge dice altro: che chi soggiorna regolarmente ha diritto agli stessi diritti civili di un cittadino italiano, incluso quello di aprire un conto corrente. E lo stesso Testo Unico bancario parla chiaro: parità di trattamento.
Dove sta, allora, la coerenza?
Gli altri temi affrontati nel gioco riguardano la cittadinanza, il diritto di voto, l’accesso ai concorsi pubblici, la conversione della patente, la possibilità di partire per un Erasmus, fare il vigile del fuoco volontario, o anche solo andare in vacanza in certi Paesi.
Il gioco di ruolo si è palesato come una lente attraverso cui osservare l’altro con più empatia. Un’occasione per allenare la mente e il cuore a riconoscere le disuguaglianze, e a non voltarsi dall’altra parte.
Sei classi di una scuola media di Rovereto e una classe di una scuola superiore di Tione hanno preso parte a questo viaggio. Ogni incontro ha lasciato un segno. Ogni storia condivisa ha costruito un ponte.
Abbiamo capito una cosa: parlare di migrazione non è solo parlare di chi arriva da lontano. È parlare di noi e della società che vogliamo costruire. Perché la giustizia non è vera giustizia se non vale per tuttə.
Confidiamo che tra i banchi di scuola ci sia il terreno più fertile per seminare apertura mentale, spirito critico e comprensione..
Solo conoscendo le storie degli altri possiamo davvero porci la domanda che conta:
i diritti sono davvero per tuttə?