Quando il cibo diventa incontro, cultura e comunità
Si è conclusa ai primi di maggio a Rovereto un’altra edizione del festival “Il canto della terra”, l’appuntamento che mette al centro la sostenibilità ambientale, la crisi climatica e le nostre pratiche quotidiane.
Quest’anno il grande protagonista è stato il cibo, inteso non solo come nutrimento, ma come vera e propria chiave di lettura del mondo di oggi: una pratica culturale, una relazione sociale e, a tutti gli effetti, un gesto politico. Sotto il titolo “La stazione del cibo”, l’edizione 2026 ha costruito un ponte tra scienza, arte e impegno civile, facendo dialogare i saperi scientifici con le nostre conoscenze di tutti i giorni attraverso incontri, musica, mercati contadini e momenti conviviali.
In questo scenario, come ATAS e come rete di persone dell’Urban Center, abbiamo voluto dare forma concreta a questa visione. Nel percorso partecipato che stiamo vivendo, il cibo è emerso fin da subito come un elemento chiave: racconta storie, crea riconoscimento, unisce persone diverse ed è, a tutti gli effetti, attività culturale.
Da queste premesse sono nati due laboratori, pensati per creare uno spazio semplice e accogliente basato interamente sul “fare insieme”.

“Cucinare l’incontro” (guidato da Giacomo Lorandi) è stato un percorso emozionale in cui le donne partecipanti hanno trasformato i propri ricordi e gli ingredienti del cuore in una vera e propria mappa condivisa di sapori, mettendoli in dialogo con i prodotti tipici del nostro territorio.
“Culture in cucina – tradizioni a tavola” è stato un laboratorio pratico seguito da una cena comunitaria, facilitato da un gruppo di donne di origini marocchine che hanno messo a disposizione la loro esperienza per insegnare, attraverso la manualità, un pezzo prezioso della loro cultura gastronomica.
Durante il secondo laboratorio, la cucina si è trasformata in uno spazio di apprendimento vivo. Diverse mani hanno collaborato fianco a fianco, alternando la pratica all’ascolto: si è mostrato come calibrare le giuste spezie, come curare la cottura della carne e della zuppa, come tagliare le verdure per il couscous e decorare i dolci.
Il momento della cena è stato il culmine di questa sinergia. Abbiamo allestito delle tavolate volutamente miste per favorire il dialogo profondo tra i partecipanti, lasciando le porte aperte: l’atmosfera era così calda che abbiamo accolto con naturalezza anche chi si è aggiunto all’ultimo momento, semplicemente incuriosito dal profumo dei piatti.
Per noi, condividere la tavola ha significato – e significa tuttora – condividere un pezzo di mondo.