Abitare – Housing first
L’approccio Housing First inserito nel Catalogo dei servizi socioassistenziali provinciale è un modello sviluppatosi a New York negli anni Novanta e rivelatosi funzionante nei tentativi di affrontare la condizione di senza dimora e delle persone con disagio multifattoriale cronico. Il modello Housing First richiede alle equipe di progetto di ispirarsi concretamente a specifici principi guida e di sostenere un significativo orientamento alla personalizzazione dell’intervento e alla centralità della persona. In questo approccio le priorità sono: dare accesso alla casa (escludendone la temporaneità e/o regolamenti troppo stringenti); mettere la persona nelle condizioni ottimali per poter agire/reagire/scegliere guidate da un ambiente supportato, intimo e sicuro; promuovere la riduzione del danno e offrire un accompagnamento per tutto il tempo necessario. L’accompagnamento sociale prevede la presa in carico di persone senza dimora con disagio multifattoriale (la persona accolta può ottenere un alloggio anche senza essere obbligata a seguire un percorso terapeutico) che vengono inserite dalla strada direttamente in alloggio ed è centrato su tre
grandi obiettivi: sostegno all’abitare (visite in alloggio); promozione e supporto alla salute e benessere (accompagnamenti sanitari); integrazione socio-economica all’interno della comunità (attività di ricerca lavoro, accompagnamenti ai patronati, organizzazione e/o partecipazione ad attività con la comunità, etc.).
L’attività iniziata nel 2019 – si inserisce in un più ampio Progetto di Intervento per il contrasto alla grave emarginazione adulta e alla condizione dei Senza-dimora che è stato co-progettato ed è implementato in sinergia con altri partner e con la PAT quale capofila e riferimento dei rapporti con il Ministero (Pon Inclusione Azione 9, 5, 9-Po I Fead Misura 4- Fondo Sociale Europeo). L’equipe dedicata alla gestione dell’Housing first – coordinata da Atas – è composta da operatori delle differenti organizzazioni coinvolte (Atas, Fondazione Caritas Trentina e Apas) e opera in condivisione e sinergia, gestendo complessivamente 9 appartamenti per 11 ospiti.
Atas ha dedicato al progetto 5 alloggi tra Trento e Rovereto, aggiungendo all’inziale pacchetto di 4 un appartamento della Fondazione Crosina Sartori che ha permesso di rendere completamente autonome 2 donne prima conviventi. L’esperienza è stata fino ad oggi estremamente soddisfacente, anche se va registrato comunque un fallimento: dopo vari tentativi di mediazione e recupero del rapporto, a fine 2023 si è dovuto portare a conclusione un progetto di accoglienza a causa della totale indisponibilità alla collaborazione dell’ospite, che ha reso necessaria una lunga e dolorosa azione di sfratto ed ha lasciato significativi danni materiali all’appartamento (di proprietà privata) e nel rapporto con il condominio. L’appartamento è stato naturalmente ripristinato pienamente prima della restituzione alla proprietaria.
Il 100% delle ore di lavoro dedicate a tali attività sono state coperte da convenzioni con la pubblica amministrazione, pur registrando un 4% di compartecipazione alle spese progettuali degli ospiti.
I beneficiari del servizio sono tutti senza dimora con disagio sociale, di cui: il 67% con dipendenze, il 33% con disabilità, il 33% persone con problemi di salute mentale e il 33% immigrati. I citati beneficiari sono stati all’83% adulti nella fascia 24-65 anni e al 17% adulti over 65.
Foto di hannah grace su Unsplash