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Evitare che fuori dalle sbarre restino i diritti

15/07/2026

La restituzione dell’ingresso alla sezione femminile della Casa Circondariale di Spini di Gardolo con l’Alleanza per l’articolo 27 Costituzione

“Non era mai accaduto nella storia recente penitenziaria italiana” come recita il comunicato dell’Alleanza per l’articolo 27 sulla storica giornata vissuta ieri, 14 luglio. In contemporanea a più di 330 personalità siamo entrati negli istituti penitenziari di tutta Italia in occasione della Giornata Nazionale di Sensibilizzazione sulle Carceri.  A Trento, siamo entrate nella sezione femminile della Casa Circondariale di Trento.

Come ATAS conosciamo la casa circondariale grazie al nostro sportello portato avanti dalla nostra esperta operatrice Cinformi, dove diamo consulenza e supporto nelle pratiche e documenti alle persone detenute al suo interno.

La giornata

Si richiudono i serramenti metallici alle spalle della delegazione e inizia il momento di rielaborare tutto il visto e vissuto e riportarlo alla cittadinanza. Ad entrare all’istituto sito a Spini di Gardolo sono state Violetta Plotegher, la nostra presidente ATAS, Lucia Fronza Crepaz, presidente del CRVG, Maria Coviello, presidente di APAS, Claudio Bassetti, CNCA Trentino Alto Adige, che hanno accompagnato nella loro visita al carcere circondariale il Garante dei detenuti, dott. Giovanni Maria Pavarin, la vicesindaca di Trento, Elisabetta Bozzarelli, la docente e attrice Chiara Turrini, il disegnatore Fabio Vettori e il coach dell’Aquila basket Marco Crespi assieme alla direttrice del penitenziario. 

La conferenza stampa ha avuto luogo al Laboratorio di APAS, dove si rende viva e reale la tensione costituzionale al reinserimento sociale dei detenuti e l’acquisizione dei pre-requisiti lavorativi per le persone in stato detentivo. L’inizio dell’incontro con i media è stato accompagnato dalle parole di due poesie di Abral Jarrar, 21enne morta suicida quest’anno proprio dentro a quelle mura. Le sue parole ne hanno riportato i pensieri con una musicalità quasi rap.

[…] Non sarà mai un mondo migliore finché esistono le pistole, non mi serve un dizionario per capire cos’è un penitenziario, è solo che non lo comprendo il vostro sistema carcerario, non è mancanza d’affetto che mi ha portato qui dentro, è solo che lo stato non mi ha apprezzato […]

L’importanza della residenza 

Il primo messaggio, concreto e chiaro, lo veicola il Garante dei detenuti: “L’immigrazione ha un peso specifico nel carcere di Trento”, racconta. “E qui devo fare un appunto. Per legge, il detenuto che non ha residenza in Italia ha il diritto di essere inserito alla lista anagrafica del Comune in cui ha sede il carcere”. Sembra una banalità, ma non lo è: la lista dei diritti e delle pratiche che richiedono una residenza è lunga, non avere una residenza comporta delle restrizioni reali a diverse possibilità che non sono precluse dalle pene, ma che diventano burocraticamente inaccessibili senza.
“Esiste però una circolare del Ministero degli Interni che impedisce l’iscrizione al Comune di Trento degli stranieri privi di permesso di soggiorno” ha condiviso poi il Garante. “È una circolare a mio avviso illegittima. Ne ho chiesto la disapplicazione al sindaco di Trento, e sono in attesa di una sua risposta”. 

Il senso di umanità e i diritti

“Bisogna evitare che fuori dalle sbarre restino i diritti” ci condivide la nostra presidente Violetta Plotegher. “Non ci sono persone che hanno più diritto ai diritti di altre. Abbiamo tutti e tutte pari dignità. Per questo l’articolo 27 della Costituzione parla di ricostruire la dignità e preparare il reinserimento sociale anche delle persone detenute, con particolare riguardo a quel senso di umanità che cita il testo fondativo”.

La sezione femminile

La visita è stata dentro alla sezione femminile dell’istituto. Le donne hanno sentito la presenza e ritenuto importante questa visita. Esserci, fare ponte tra il dentro e il fuori, è fondamentale, così come il tempo che il Garante e la direttrice hanno trascorso cella per cella. Nel piano terra, dove le detenute possono uscire dalle proprie stanze e stare in spazi comuni, si sentiva ancor di più un senso di alleanza femminile tra le donne, al di là dei giochi a carte, del calcio balilla e delle attività che propongono i e le sei educatrici ed educatori che lavorano all’interno. 

“[…] Ce ne sono tante le sezioni sbarrate di questo penitenziario ti parlano come se fossi il loro diario, senti sono innocente è più delinquente di un vero delinquente, solo per quella coscienza sporca come è lorda, quelli veri sono quelli che ti lasciano i segni, è inutile che mi parli ho gli occhi con i tagli, volevo lavorare Helel ma sono finita nel tunnel […]” – Abral Jarrar

La tristezza però traspariva soprattutto da coloro che sono madri e non possono stare con i propri figli e da tutte quelle che non hanno nessuna persona, fuori, familiare o amica che le incontri. Le visite in carcere, ponte tra i due mondi, sono fondamentali e per questo il carcere di Trento ha una Camera dell’affettività, uno dei pochi nella penisola. Anche questioni molto quotidiane come prodotti di igiene intima o oggetti semplici si sentono a mancare per chi non ha persone care che se ne possano occupare, ma resta la gratitudine per quello che gli enti sociali del territorio riescono a fare e portare. 

La Balena, il teatro che diventa riscatto e dignità

Per questo la restituzione è andata poi nel nostro Spazio Humus per un’apericena di condivisione e la proiezione del documentario “La Balena“, firmato Guido Laini, di HarpoLab e Finisterrae Teatri, sul progetto teatrale dentro all’istituto penitenziario di Spini di Gardolo nato all’interno del progetto nazionale “Per aspera ad astra, come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”. Ispirato a Moby Dick, il teatro è stato una forma di espressione, comunità e re-dignificazione delle persone che sono all’interno dell’istituto, uno degli esempi positivi del lavoro di rieducazione di cui parla l’articolo 27 e che le istituzioni e la società civile siamo chiamate e chiamati a fare.

Come ATAS continueremo con la presenza del nostro sportello bisettimanale nella Casa Circondariale di Trento, portando consulenza e supporto ai diritti.

Per stare bene, tutti e tutte.