Accoglienza richiedenti asilo e rifugiati

Dal 2011 Atas è inserita nel Sistema di Accoglienza per persone richiedenti protezione internazionale e riconosciute (con permesso di soggiorno come rifugiati o altro) coordinato dalla Provincia Autonoma di Trento, realizzando servizi residenziali di accoglienza integrata sul territorio trentino. 

In particolare, il sistema di accoglienza locale è frutto di un lavoro di rete promosso dagli Enti locali che, insieme alle realtà del Terzo settore, tra cui Atas, accedono al fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo per la realizzazione dei progetti di accoglienza.

I destinatari delle progettualità gestite dal servizio sono migranti forzati, ossia persone che hanno dovuto lasciare il proprio Paese d’origine per cause di forza maggiore (come, ad esempio, povertà, persecuzioni, torture, guerra, etc.) e che hanno fatto richiesta di riconoscimento di protezione internazionale per poter ottenere asilo politico/status di rifugiato nel nostro Paese. Il richiedente rimane tale finché le autorità competenti non decidono in merito alla domanda di protezione. 

Fino a quando lo Stato non si esprime definitivamente attraverso tutti i gradi di giudizio previsti, le persone richiedenti protezione internazionale hanno diritto di soggiornare regolarmente. Le progettualità di accoglienza a cui Atas ha partecipato e/o partecipa si inseriscono sempre nel Sistema di Accoglienza Provinciale e possono coinvolgere attori e realtà diverse come, ad esempio: il Progetto SAI (ex SIPROIMI, conclusosi per Atas nel 2020), il progetto locale UCI (Una Comunità Intera) e il Progetto di accoglienza convenzionato con la Provincia. Oltre a occuparsi – con il supporto dell’Area Logistica-Amministrativa – della completa e corretta gestione delle soluzioni abitative, il servizio svolto dall’Equipe Migrazioni Forzate di Atas lavora a stretto contatto con equipe appartenenti ad enti esterni e coinvolti nei progetti di accoglienza. Gli educatori/operatori sociali si impegnano per:

 – Sostenere la fase iniziale di inserimento nella comunità (cura della casa; mediazione linguistico-culturale; comprensione del tessuto sociale ed economico nel quale si trovano; conoscenza del territorio; indirizzamento verso associazioni, gruppi informali, realtà di volontariato, etc.); 

– Offrire un supporto di mediazione culturale di riferimento rispetto a norme, regole, leggi, codici, traduzioni e aiuto nell’utilizzo tecnologico (online, telefono, etc.); 

– Orientare e supportare l’accesso ai servizi territoriali competenti; – Segnalare le opportunità di apprendimento della lingua italiana (proposte di corsi e/o altre occasioni formative);

 – Facilitare la comprensione dei contesti scolastici, lavorativi, assistenziali, etc

– Collaborare nelle relazioni con le istituzioni presenti sia nella vita dei minori che degli adulti; 

– Supportare la comprensione della propria situazione presente, del percorso intrapreso e delle possibilità di evoluzione nel tempo (andamento dell’iter della loro richiesta di protezione internazionale; studio delle modifiche normative; accompagnamenti fisici; etc.); 

– Offrire consulenza e accompagnamento ai servizi sociali quando necessari; 

– Facilitare, quando possibile, esperienze di tirocinio e/o di formazione lavorativa

– Rinforzare, tramite interventi di accompagnamento, una reale autonomia quotidiana delle persone accolte che comprendono anche azioni di alfabetizzazione alla burocrazia, cartacea e digitale (Spid, scuola, sanità, gestione economica, etc.) e approfondimenti rispetto al mondo del lavoro, ai diritti e doveri delle parti; 

– Segnalare iniziative di informazione (convegni, seminari, eventi, etc.); 

– Promuovere la ricerca di una casa con azioni di orientamento sulle opportunità immobiliari;

– Responsabilizzare ogni persona e sostenere il suo percorso di autonomia personale, relazionale, lavorativa e abitativa. 

 

All’interno del Progetto di Accoglienza coordinato dalla Provincia Autonoma di Trento, i servizi dell’Area Migrazioni Forzate di Atas cooperano con altre realtà territoriali in un’ottica di filiera integrata. Nello specifico, le realtà sociali maggiormente coinvolte nelle progettualità di accoglienza delle persone richiedenti di protezione internazionale seguite da Atas sono: l’Associazione Centro Astalli per servizio sociale, psicologico e legale e  le aree di formazione e lavoro e apprendimento della lingua italiana la Cooperativa Sociale Arcobaleno per servizio sociale; la Scuola Penny Wirton e i volontari del Gruppo Sant’Antonio, del CAV e del CAAM per i corsi di lingua italiana. (da capire se tenerli o meno visto che c’è l’area dedicata)esterna

In aggiunta, l’Equipe Migrazioni Forzate si avvale di una forte collaborazione con i servizi di informazione, consulenza e orientamento individualizzato alla casa e al lavoro offerti dell’Area Informazione di Atas (servizi Cinformi e Sportello Sociale). Inoltre, quando possibile, vengono altresì realizzate iniziative in stretto contatto con l’Equipe Lavoro di Comunità per promuovere azioni volte a coinvolgere le persone inserite nei progetti di accoglienza e la comunità in cui abitano. Infine, tra le attività del servizio rientrano anche attività di advocacy, sensibilizzazione e interventi mirati volti a promuovere e supportare la costituzione di lavori di rete tra gli enti che si occupano di immigrazione e facilitare la comunicazione tra gli stessi. 

 

Destinatari

Persone singole, nuclei familiari (anche monogenitoriali con uno o più figli) che hanno fatto richiesta di riconoscimento di protezione internazionale per poter ottenere asilo politico/status di rifugiato nel nostro Paese. Giuridicamente, una persona richiedente rimane tale finché le autorità competenti non decidono in merito alla sua domanda di protezione internazionale.

 

L’equipe Migrazioni forzate lavora molto sulla coesione e il lavoro di gruppo, dedicando tempo e cura a riunioni settimanali strutturate per dare spazio all’operatività e al coordinamento e al confronto sui casi.  Una delle caratteristiche che ha favorito la composizione attuale dell’equipe è la multidisciplinarietà per avere più competenze da mettere in campo per il lavoro di tutte e tutti.